Sono le 3:00 e penso che….questo è il primo momento tranquillo della giornata. Tornato 5 minuti fa da malpensa, per tornarci alle 5:00.
Verona, Parma, Milano.
Ho pranzato alle 20:00.
Se mi fossi fermato alle 14:00, alle 20:00 avrei cenato.
A riuscirci.
Due panatine buttate nel forno con la voglia di mangiarmi anche il tavolo e la poca voglia di mettermi ai fornelli per cucinare qualcosa di decente.
Caffè e sigaretta davanti al pc controllando le mail, collirio agli occhi per tirare ancora qualche ora senza perdere la vista, lavatrice accesa domani stendo.
Qualche attimo sul divano dello studio con la radio accesa, braccio sul viso e Lei che mi parla al telefono.
Respiro un po’.
Quando riattacco non mi alzo, mi giro faccia contro il cuscino e svengo in un micro secondo.
Troppo stanco.
Passano 2 ore, mi sembrano 2 minuti, svegliato di soprassalto da un amico alla porta e dal telefono che suona. Piombo in un incubo, quello dei risvegli bruschi.
Altro caffè per due, due sigarette, due parole, passa un’altra ora.
Con l’amaro-risveglio-brusco-incubo ancora sul collo, rimetto le scarpe, saluto l’amico e mi metto in strada.
Una mano sul volante e l’altra a tenere il telefono, Lei che mi parla, io che ci provo a farla ridere, mi accompagna per metà strada.
Incomincia a piovere.
Sono a malpensa e c’è il caos, anche di notte, proprio come di giorno.
Sto dormendo a rate, faccio dei mini riposi, in mini blocchi da due/tre ore la volta, in tempi non regolari.
Adesso ho tre ore, riuscissi a prendere sonno subito.
Le prossime…non lo so.
In mezzo migliaia di km.
18.000 di media al mese.
Tanti posti belli, tanto tempo per pensare, tante esperienze, tanta gente conosciuta, tanto, tanto, tanto. Ma senza il giro di basso.
Progetti per il futuro?
Sopravvivere agli eventi. Magari “fotterli”, prendendone il sopravvento.
Fuori ci sono 13 gradi, sembra l’inizio della primavera, sono tornato dalla stazione con il finestrino dell’auto abbassato, solo di qualche cm e la sensazione era quella di una serata Milanese primaverile. Lo vedi che la città cambia, lo vedi dalla gente, da come si veste, dalle strade e dalla luce che sono le stesse di un paio di mesi fa ma più allegre, meno tristi, quasi meno grigie. Forse è solo una sensazione ma questa transizione da una stagione all’altra mi porta equilibrio e mi fa vivere le cose guardando in positivo. Intanto i binari della Centrale sono sempre popolati per la stragrande maggioranza da coppie che si salutano e si baciano promettendosi una ri-unione a breve, sfruttano ogni minuto prima del distacco per scambiarsi abbracci calorosi e fanno il pieno di zuccheri per i giorni a venire: quelli del digiuno. Noi nel mezzo facciamo quello che fanno gli altri, baci, abbracci, promesse, pieno di zuccheri. Poi le porte si chiudono, il treno parte e dopo qualche giorno si ricomincia.
Una settimana, due da impegnare, il lavoro, le cose…la tappa fissa dell’Austria il mercoledì, tre giorni se ne vanno come ridere, parti la notte, guida tutto il giorno, il giorno dopo riposa….quando sto solo è un po’ la solita vita. Ogni volta riprendere i ritmi da “singolo” è faticoso, se ti vivi bene la vita in “coppia”. Anche qui in casa. Sembra sempre che manchi qualcosa. Dopo.
E in realtà manca.
Bello. Il tempo condiviso, le uscite, i rientri, gli scambi, persino i silenzi. Bella l’intesa, i sorrisi, gli incroci per casa, gli abbracci. Bello così, naturale.
C’è sempre qualcosa di nuovo,anche nella quotidianità, sfumature, non esiste la monotonia, non ci si stufa l’uno dell’altra, non ci si stufa di ciò che ci accade, anche quando non accade niente.
Sono riuscito finalmente a fare la mia macedonia con la crema, tanto promessa e mai realizzata, oggi invece...
…oggi tante cose.
Anche ieri. Tante cose sempre.
“…A te che sei la miglior cosa che mi sia successa…
A te che cambi tutti i giorni e resti sempre la stessa…
A te che sei, semplicemente sei,
sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei…”


