C’è che questa mattina la colazione l’ho fatta a casa. Sono riuscito a sedermi sul divano con la mia tazza in mano mentre guardavo i primi tg alla tv. Un privilegio.
C’è che come ogni notte da un po’ di tempo a questa parte, anche la notte passata mi sono addormentato sul divano e al risveglio dolori di schiena ad abbraccio trascinati per casa per una ventina di minuti abbondanti. A cosa cazzo mi serve un letto se non lo uso.
C’è che nonostante la schiena, il divano e i dolori abbraccio, mi sono svegliato con i petardi come poche volte accade. Difficilmente carburo subito e fino al primo pomeriggio ho un fare incazzoso che indispone. Oggi no, pem, pem, subito in pista.
Ufficio alle 10:30, tutto il tempo per parlare con i colleghi, controllare i tragitti e le destinazioni pomeridiane, fare un giro in rete per mail e blog, sigaretta in poltrona, qualche caffè e una telefonata di buon auspicio a un amico che armato di pazienza mi da informazioni tecniche per un progetto che sta per partire. Una linea mia, con un logo mio, con idee mie e tanti buoni propositi. Solo il tempo di organizzarmi come si deve.
Lei è sempre entusiasta, ogni volta mi incoraggia, è sempre presente e mi fa sentire tranquillo. È il tipo di persona che ho sempre desiderato al mio fianco e grazie a Dio c’è. E io lo ringrazio.
Sono tornato un ora fa da Treviso, un'altra vascata in giro per il Veneto ma sono talmente in pace con tutto che le giornate così bisogna prenderle e metterle da parte, nel contenitore delle cose buone, quello che non è mai pieno e che forse non si riempirà mai fino all’orlo, ma vuoi mettere? Cerco di tenermelo stretto ringhiando a chiunque si avvicina.
C’è che oggi, per concludere in bellezza, è finalmente partita la mia pratica per il mutuo e che ne farò di questa casa alla fine non lo so. Non ho intenzione di viverci per sempre, ma questa è una questione di principio, un tabù mio, una cosa che devo esorcizzare, è la mia capanna sudatoria. Una storia lunga.
E adesso non sono neanche stanco, guardo l’ora e sarebbe saggio dormire, domani si riparte per destinazione ignota ma quasi sicuramente riavrò il privilegio di fare un’altra colazione a casa.
È poca roba ma ultimamente sto bene con poco.
Ultimamente sto bene.
Sono uscito di casa alle 5:00 e da Malpensa alle 6:15, alla radio passavano i radiohead, poca voglia di tornare a casa così decido di andare al fiume e di aspettare l’alba. Attraverso il paese, prendo la stradina che scende in valle e mentre costeggio i prati mi rendo conto che la nebbia rovinerà tutto però la luce che sta sorgendo è bella e il fiume vicino, ci vado uguale. Posteggio l’auto tra uno steccato e un cespuglio, prendo sigarette e macchina fotografica, mi chiudo bene la giacca che fuori fa un freddo glaciale e scendo per i gradini di sassi e legno che portano a un terrazzino panoramico. Tutto intorno natura.
La nebbia da fitta e ostica si fa trasparente e permette di intravedere il paesaggio circostante lasciando solo immaginare il resto. Io già lo conosco, ci vado quando mi va di starmene un po’ in pace o quando c’ho i cazzi miei.
Il fiume di fronte, imbocco il sentiero a ovest e cammino per un km buono. Le mani tengono la macchina fotografica a turno, e nel turno di riposo se ne stanno in tasca, rosse e fredde da fare male, ma di andare a casa proprio non se ne parla. Preferisco restare li a fare niente ascoltando dozzine di corvi grossi la metà di un fagiano gracchiare in rituali amorosi che a sentirli tutti insieme mettono i brividi. Lo scenario aiuta a fantasticare, un po’ inquietante, un po’ misterioso, ti viene voglia di arrivare fino al punto celato dalla nebbia per vedere che cosa c’è , e quando ci arrivi la meta è un punto più in la .
Quando faccio ritorno alla macchina quasi mi dispiace, cerco un po’ di sollievo dai bocchettoni dell’aria e mentre mi scaldo e riprendo un colore omogeneo decido di cambiare zona e di aspettare il sole che non è ancora spuntato.
Attraverso il paese al contrario e scendo dall’altro versante fino ad arrivare al ponte vecchio sopra il naviglio. Li vicino c’è un posto che ho scoperto per caso andando a correre, un bosco che attraversa una riserva naturale ricca di piccoli torrenti e dalla vegetazione fiabesca. 5 minuti di macchina e stradine sterrate e sono di nuovo nel freddo., tra la nebbia che non ha fretta di andarsene e sale lentamente.
In questo posto ci sto bene, ci venivo spesso e da un po’ a questa parte non ci vengo più. Chissà perché. Ci sono luoghi che si abbandonano da un giorno all’altro, non ci ritorni per mesi o anni e quando ti ricapita sembra che il tempo si sia fermato. Pensi : “ sembra ieri…stavo qui, mi capitava questo…”
Ti guardi intorno, il posto è uguale, sei cambiato solo tu.
Vado a cercare gli angoli che preferivo, mi siedo negli stessi posti in cui mi sedevo, faccio cadere i sassi nell’acqua come un tempo, ritrovo tane di volpi scoperte e ormai abbandonate. Penso che forse non sono l’unico a cambiare, anche la natura si muove ma non lo da a vedere.
Giro un po’ per il bosco, gli uccelli incominciano a cantare ma il freddo è cattivo questa mattina e quando le mani non trovano più pace neanche nelle tasche ritorno alla macchina e risalgo verso casa.
Anche il sole mi da il buon giorno, finalmente lo vedo spuntare da dietro i rami delle piante, sembra una pallina di gomma arancione che viene voglia di prenderlo per vedere se rimbalza.
Un km dopo sono a casa.
Una tazza di the caldo mentre scarico le foto, il cane qui sdraiato vicino ai miei piedi, un paio di ore di sonno e poi ancora Malpensa. Una bella rottura di cazzo lavorare anche di sabato, ma iniziata così, la giornata, ha un altro sapore.















Una serata passata tra il corridoio e le stanze, a guardare le scale che portano al piano di sopra immaginando cose, ricordandone altre.
Luci basse per vedere poco e male, e che l’immaginazione faccia il resto, lascio cadere su di lei la colpa di un malumore improvviso nato dal desiderio di avere qui, ora, qualcosa che qui, ora, non ci può entrare.
Tutta colpa del tempo, del buio, dell’ora, colpa delle distanze, del freddo. Tutta colpa delle circostanze.
Una serata passata tra i fumi e il cibo, una voce figlia della chimica mi spiega come vanno le cose e io la assecondo, per il quieto vivere.
Dalla TV 14 pollici passa un video che mi ricorda l’estate. Milano. Zona San Siro. Via dei Rospigliosi.
Passa un video che mi ricorda una notte. Una stanza. La stessa TV.
Passato anche il video spengo le luci, e mi ricordo del resto.

E lasciatemi sorridere, perché sto bene.
Sto talmente bene che se risvegliandomi scopro che è stato tutto un sogno, potrei quasi capire.
Capire che ho dormito, e dormito bene. Che ho sognato, e sognato bene. Che quella sensazione di caldo che mi portavo dentro, in realtà non era dentro, ma solo l’effetto di un piumone tirato su fino al mento e lasciato così, a coprire la pelle fino al risveglio.
E invece no. Sorrido perché sono sveglio, il piumone è sul letto sfatto e i sogni me li porto a passeggio per tutto il giorno, mano nella mano o tra una costola e l’altra che giocano a rincorrersi.
E come fai a spiegarlo che quando vivi in simbiosi con qualcuno e respiri l’aria che respira non puoi più respirare un’altra aria.
Che se manca boccheggi, e le settimane diventano apnea.
Io ci provo.
Qualcuno sorride, e sorrido anche io.
Sorrido perché sto bene. Perché quando meno te lo aspetti, l’elastico del sentimento piatto si spezza e schizzi via verso qualcosa e qualcuno che quel sentimento lo raccoglie e lo esalta senza chiederti come e perché , senza voler cambiare ciò che sei, ciò che fai, senza voler imporre ma solo condividere.
E gli unici paletti sono quelli che segnano una strada, a due corsie e un solo senso di marcia.
Io sorrido, perché le cose che mi circondano sorridono e la mano che mi tocca non mi chiede se può farlo. Lo fa. Gli appartengo.
E come fai a spiegarlo. Io neanche ci provo.
Alzo tutte le bandiere bianche. Continuiamo a scaldarci. Restiamo sotto a quel piumone, che sotto c’è un mondo.
Il nostro.






