La femmene je' gne lu' vin,se l' sursigge ti dissete, se le trachenn t'mbriach.
Ogni volta apriamo una bottiglia. Questa, per l’occasione, una di Barolo. Non c’è una ragione particolare, non c’è una ricorrenza, non c’è un motivo migliore degli altri se non quello già benedetto di passare del tempo con lei. Benedetto ogni volta al suo arrivo, maledetto alla partenza. Così come si maledice ogni cosa che si interrompe all’improvviso, proprio sul più bello, quando ci si dimentica del tempo, dei minuti, del mattino o della sera, del tempo che fa fuori e fuori si sta bene con qualsiasi tempo, e c’è sempre tempo per fare tutto e poi non c’è mai tempo per fare niente e il tempo passato non è sufficiente a colmare il tempo che passerà prima di contare ancora le carrozze sopra le rotaie, cercando quella che trattiene lei, a tre metri da me, trattenendo il fiato aspettando di vederla e respirare solo quando è così vicina che se respiro posso respirare la sua stessa aria. I giorni si riassumono in sospiri e sorrisi, le parole si riducono ma la comunicazione non ne risente, l’intesa sale gradini tre a tre e non c’è ragione di ragionare quando la sera mi addormento sotto le stelle e la mattina mi risveglio vicino al sole. Quando per stare bene non devi neanche fare lo sforzo di sollevare la testa dal cuscino, ma ti basta aprire gli occhi nella direzione giusta. E fortunato quando riesco a farlo per primo, quando lei deve ancora riemergere da quel mondo di sogni e posso restare li a guardarla, felice di vivere una realtà che se allungo una mano posso sentire che esiste davvero. E se è vero che il tempo è relativo, la mia percezione del tempo è distorta, troppo tempo tra un incontro e l’altro e il tempo passato insieme sempre relativamente breve. Ma se non ci fosse…niente stelle, niente sole, niente sogni…









No, non è Mostro, lui è Mostro 1°, il fratello più grande. Questa mattina partiva per una gita che poi proprio gita non è. Diciamo una vacanza con divertimenti e doveri, già, perché Mostro 1° lavora, fa “l’inseminatore” a domicilio così gira mezza Europa tenendo alto l’onore della terra natia, del resto è risaputo, il prodotto Made in Italy all’estero è sempre richiesto. Anche Siffredi arrossirebbe davanti al Curriculum di Mostro 1°, un vero talento nel suo settore, lui ha la responsabilità di non sbagliare un colpo, mai…tutta sulle sue spalle, e non solo.
Lo so che state pensando, è dura la vita per un cane Italiano…pensa se Mostro 1° mi nasceva in Svizzera, al massimo poteva girare l’Europa come degustatore di cioccolata!
Dajjje Mostro 1°, rappresentaci anche questa volta, falla piagne…

Ho sempre odiato Milano e non mi ero mai fermato a guardarla veramente. Ho sempre odiato la stazione centrale e adesso, quando devo, ci vado sempre un po’ prima rispetto all’appuntamento per mischiarmi alla gente e osservarne i modi. Ho sempre vissuto con ansia gli arrivi e ho sempre vissuto con ansia i distacchi mentre adesso se c’è qualcosa di vissuto è quello che sta tra uno e l’altro. Tra il prima e il dopo. Che poi ricomincia, e ritrovo tutto dove l’avevo lasciato. Avevo perso l’abitudine di tenere nel mio studio tele nuove, pennelli nuovi, colori nuovi, avevo perso l’abitudine di raccogliere pezzi di cartone usato, quando li trovo lisci come piace a me li porto a casa e prima o poi trovo il modo di usarli. Adesso ci sono, tele, pennelli, colori nuovi. E cartoni usati. Avevo deciso che le persone si legano solo a breve termine, potendo decidere avevo deciso così. Che l’interesse si appiccia con un gesto veloce, e con la stessa velocità bruciato lo zolfanello ne rimane il puzzo…e un po’ di fumo a perdersi. Ho sempre creduto che chi non si assomiglia si piglia e chi si assomiglia si evita, che le persone cambiano e la persona giusta per te non esiste. Poi una mattina mi sveglio sul divano e la sera sono costretto a ritornarci perché non riesco a stendermi nel letto se non ho lei vicino. Sto passando le mie notti sul divano dello studio e lo faccio con il sorriso, do un senso alle cose, faccio quello che mi sento, mi sento parte di qualcosa, aspetto e condivido. Ed è strano essere uno e sentirsi due. Sono due ma non lo so spiegare. Tanto poi questo mondo che mi sto vivendo è fatto di sogni ad occhi aperti, fuori c’è un prato di semplicità e i fiori sono note di una canzone allegra che mi ruba le parole di bocca e le trasforma in sorrisi, e quando i sorrisi si fanno vicini ne nascono baci, le parole non servono più, e quel Due che non so spiegare diventa chiaro a chiunque ci passa vicino…
[...BELLA RICORDATI CHE HO PRESO IN OSTAGGIO DEI PEZZI DI TE
IERI SERA SEI PARTITA IN VIAGGIO CON ME
CHE ME NE FACCIO DI UN MA ,CHE ME NE FACCIO DI UN SE